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La Roma riscatta un orribile avvio di stagione mostrando di essere in ripresa, soprattutto moralmente, nella trasferta di Milano contro l’Inter. Finisce 0-0, ma le occasioni, la Roma, le ha costruite. Bicchiere decisamente mezzo pieno, come testimonia il commento a fine gara di Luis Enrique: «Poteva andare meglio, poteva andare peggio. Dunque è andata bene così».
Gli fa eco Sabatini: «La mancanza di cattiveria sta diventando una caratteristica quasi endemica della Roma. Però la squadra cresce e l’allenatore pesca a piene mani nell’organico, stimolando tutti».
Soddisfatto Fabio Borini:
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Inter-Roma è la gara di due allenatori che hanno, sin qui, deluso in questo avvio di stagione. Figuracce, sconfitte, tanti gol presi in casa e fuori. Luis Enrique, però, si dice sicuro: il tecnico giallorosso non vuole sconfessare il suo credo e sostiene di avere alle spalle una società che lo condivide in pieno: «Non resterò aggrappato alla panchina. Ci vuole tempo: è molto importante, quando si vuole impostare un progetto nuovo, che la persona scelta per portarlo avanti venga sostenuta, e io mi sento totalmente sostenuto. C’è un rapporto diretto e sincero con la società: il giorno in cui non riterranno più che io sia la persona adatta, verranno a dirmelo e risolveremo tutto rapidamente e senza problemi. Vorrei rimanere almeno per i due anni di contratto, ma dipenderà tutto dai risultati. Nel calcio, in Italia come in Spagna, non c’è pazienza. Sono i risultati che comandano, e se non arrivano la fiducia cala».
E sul modulo:
E’ stata la rivelazione insieme al Palermo di Mangia: Ficcadenti e il suo Cagliari, infatti, sono stati capaci di andare a vincere in casa di una Roma impacciata e, si può dire, “spuntata”. Lo stesso ex allenatore della Reggina, però, difende i giallorossi e il loro tecnico, lo spagnolo Luis Enrique. Un pari e una sconfitta col Cesena, vittoria col Cagliari. Massimo Ficcadenti la prende larga. Il tecnico che prima ha imbrigliato i giallorossi di Ranieri e poi battuto, dopo 43 anni, la squadra di Luis Enrique, taglia corto:
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Il pubblico giallorosso l’ha presa relativamente bene: nessun fischio dopo il ko interno contro il Cagliari all’esordio in campionato. Il progetto di Luis Enrique, dopo l’eliminazione dall’Europa League, ha quindi ancora tempo. La tifoseria per adesso non mette grandi pressioni, speranzosa di costruire qualcosa di importante sotto la guida di un tecnico proveniente dal pianeta Barça, dove si gioca uno dei migliori calci di sempre.
Ovviamente, anche i giocatori non ne fanno un dramma:
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Dopo la buona prestazione con l’Under 21 di Ciro Ferrara, condita da un gol (quello dello 0-3), a Roma è cresciuta la curiosità per il nuovo acquisto giallorosso, il giovanissimo Borini: «Meglio di così – esordisce l’attaccante nell’intervista raccolta dalla Gazzetta dello Sport odierna – la prima partita importante con l’Under 21 non poteva andare. Non solo per il gol che ho segnato, ma anche per l’ottima intesa con Gabbiadini. Spero di continuare così. Luis Enrique? Mai sentito, finora non mi hanno mai chiamato. Ma sono fiducioso perché almeno la Roma gioca con tre attaccanti, a Parma ne gioca uno solo. Dovrò entrare in spogliatoio in punta di piedi, ma senza nemmeno rintanarmi in un angolo. Non conviene. Io, a furia di cambiare, le regole le ho capite. Bisogna stare attenti, capire e non voler strafare. Io ho tanta voglia di Roma, so che Totti è Totti. Gli altri li conosco poco, a parte Bojan che ho visto con le nazionali e Okaka che ho avuto nell’Under».
Prima di Roma, un’altra metropoli. Ossia Londra, spedito in prestito dal Chelsea:
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In un’intervista esclusiva concessa alla Gazzetta dello Sport, Zdenek Zeman parla della futura Roma. E della posizione di Osvaldo. L’argentino segna 8 nel 2006-07, ma torna nell’ombra quando Zeman è esonerato e al suo posto arriva Papadopulo: «Io lo conosco bene – dice Zeman- ha carattere e voglia di affermarsi. Osvaldo ha caratteristiche da centrale perché ha fisico. Però, secondo me, può segnare più gol, che è poi la cosa che interessa, come esterno. Da esterno ha più spazi per giocare, per entrare in area, può approfittarne. Dal centro è un po’ più difficile, sei più marcato. È un ragazzo che ha tanta voglia di emergere, magari qualche volta lo fa anche a scapito della squadra, perché si vuole far notare, ma bisogna sapersi adattare. A Lecce mi ha dato soddisfazioni. Poi, ho visto che ha avuto qualche problema disciplinare, forse dovuto proprio alla voglia di farsi notare».
E sulla concorrenza con Totti:
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Thomas DiBenedetto ieri si è raccontato a Sky in un’intervista di circa 20′. Tanti gli argomenti trattati. Dalla querelle Luis Enrique-Totti («Io sto al 100% con il tecnico») passando per il futuro di De Rossi («Lo vogliamo qui per sempre, ma dipende da lui») per arrivare infine al concetto di business.
Ecco le parole del presidente giallorosso, che accenna al ritorno in Champions e alla costruzione di uno stadio di proprietà:
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