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La vittoria sull’Inter all’esordio ha dato entusiasmo non solo alla tifoseria, ma anche ai calciatori rosanero. Esempio lampante quello di Abel Hernandez, l’attaccante uruguaiano del Palermo, che attraverso un’intervista apparsa sulla Gazzetta dello Sport ha parlato degli obiettivi della squadra, di quelli personali e dell’immediato turno di campionato con l’Atalanta.
Ecco le sue parole: «Non dobbiamo fermarci, c’è l’Atalanta e voglio fare come con l’Inter, se non meglio. Dopo la vittoria sull’ Inter, mi sembra che sia chiaro una cosa: questo fatto che dobbiamo pensare alla salvezza non esiste. È normale che per una squadra come il Palermo l’obiettivo è andare in Europa e noi ci dobbiamo provare. Noi siamo tranquilli e col tecnico siamo messi sulla strada giusta».
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Preoccupato il tecnico dell’Udinese Francesco Guidolin nonostante il risultato per la sfida andata in scena questa sera al Friuli. I bianconeri si sono imposti 2-1: «Il primo tempo abbiamo sofferto. Seconda frazione un po’ migliore, ma non meritavamo di vincere – ha dichiarato ai microfoni di Mediaset Premium -. Il Rennes ha fatto qualcosa in più. Per noi questa è una stagione complicata, tanti ragazzi devono crescere. C’è ancora difetto di comunicazione con diversi di loro, nel senso letterale del termine. Ci prendiamo questi tre punti, ce li teniamo stretti, ma dobbiamo sicuramente migliorare. Ci sono delle attenuanti, ma dobbiamo alla svelta migliorare il gioco. Posso rammaricarmi del fatto che c’è poco tempo per lavorare tra impegni con le nazionali e gare ogni tre giorni. Abbiamo battuto una signora squadra, ma se giochiamo altre dieci volte così non li battiamo più. Questa è una squadra che si conosce poco, ingenua in alcune occasioni. Bisogna progredire in fretta. Questi sono solo i primi tre punti, ne servono molti altri per passare il turno».
E’ sceso in campo dal primo minuto alle spalle di capitan Di Natale il fantasista Diego Fabbrini. Queste le sue parole ai microfoni di Mediaset Premium al termine della partita vinta 2-1 contro il Rennes:
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Domenica torna a Bergamo: Colantuono aveva chiesto alla sua Atalanta di riportare il centrocampista in neroazzurro. Si tratta di Giulio Migliaccio, che ha rilasciato queste dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport: «L’Atalanta mi voleva, ma sono orgoglioso del veto posto dal Palermo. In due mesi sono cambiate tante cose. C’era un po’ di negatività nell’ ambiente — afferma il centrocampista —. La migliore medicina è la vittoria, contro l’Inter abbiamo fatto una grandissima prestazione, abbiamo giocato in maniera rabbiosa. Ed è stato più merito nostro che demerito dell’Inter, come ho sentito dire. Siamo felici anche per i nostri tifosi che ci hanno sempre supportato. Adesso dobbiamo evitate l’effetto boomerang, spetterà a noi più esperti far rimanere tutti coi piedi per terra. So cosa ci aspetta a Bergamo conosco bene l’ambiente e la squadra e nei momenti difficili si compattano».
E ancora:
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E’ diventato il tecnico rivelazione dopo una sola partita disputata: ma contro l’Inter, all’esordio in Serie A. Mangia e il suo Palermo sono adesso sulla bocca di tutti. La Gazzetta dello Sport ha intervistato Sean Sogliano, il ds rosanero, in merito al tecnico che ha stupito tutti. Ma non Sogliano: «C’era da prendere una decisione dopo il “no” di Rossi e Ranieri, mi sono preso la responsabilità di dire al presidente di affidare la squadra a Mangia. Venivamo da due mesi difficili, sapevo che poteva essere la persona giusta. Io sono fatto cosi, se una scelta dipende da me ci metto la faccia. E tutte le scelte che prenderemo saranno per il bene del Palermo. Mangia è un allenatore intelligente, dà sempre un’identità precisa alle sue squadre, l’hanno avuta da ogni livello in cui ha allenato. Ha studiato tanto, e poi mette molto del suo. La gavetta lo ha formato. E’ uno che vive di calcio. E’ preciso, maniacale. Dopo la vittoria sull’Inter eravamo a cena, e già mi parlava del programma di lavoro per la sfida con l’Atalanta».
Colpo di fulmine:
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Il Palermo parte forte con il suo nuovo tecnico, Mangia, capace di fare scacco matto alla sua Inter. Ecco le parole del tecnico milanese a fine gara: «Zamparini non l’ho sentito, però così sono sicuro che almeno un’altra partita la faccio. Non so se me la immaginavo così, però posso dire che entrando al Barbera ho avuto i crampi allo stomaco. Non abbiamo mai mollato, a parte alla fine, ma era normale visto i ritmi che abbiamo tenuto. Gli appunti? Ho segnato le cose che abbiamo fatto bene, soprattutto nella prima parte, ma anche cosa non è andato. Abbiamo sofferto troppo sulle linee i movimenti di Sneijder e Forlan. Però anche in questo caso siamo stati bravi a sopperire con la corsa e il sacrificio. Sarà un aspetto che ci dovrà accompagnare da qui in avanti. È la mia vittoria? No, è la vittoria di tutti, anche di quelli che sono andati in tribuna. Palermo ha ritrovato entusiasmo, ma anche il suo capitano».
Miccoli: «Non potevo chiedere di più. Gara strepitosa e vittoria bellissima. Faccio i complimenti a tutti i miei compagni. Per me è una soddisfazione grandissima cominciare così. Dobbiamo giocare così partita dopo partita, con la stessa voglia che abbiamo avuto oggi. Mi sento il capitano del Palermo e quindi mi fa piacere giocare, ma posso dare il mio contributo anche da fuori. Mangia? Gli ho fatto i complimenti, il gruppo si è messo a sua disposizione e i risultati si sono visti».
Così gli altri protagonisti, Pinilla e Pisano:
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Esordio negativo per Eusebio Di Francesco nella massima serie, sulla panchina di un Lecce piegato 0-2 in casa dall’Udinese di Francesco Guidolin. Queste le parole del tecnico: «Dobbiamo migliorare tanto, soprattutto nella fase difensiva. Nel primo tempo loro sono stati molto svegli e noi disattenti, anche se in fase di possesso palla abbiamo costruito delle buone azioni. Nella ripresa è diventato tutto più complicato. Noi avevamo già speso molto e l’Udinese si è messa lì ad aspettare. Purtroppo in difesa avevamo gli uomini contati e a centrocampo sarebbe stato utilissimo Strasser, per le sue caratteristiche. Inoltre a un certo punto Cuadrado, che aveva fatto bene nella prima parte, si è intestardito con azioni solitarie palla al piede. C’è da lavorare, ma partite come quella con l’Udinese ci insegnano che se non siamo al cento per cento, sul piano fisico e mentale, facciamo fatica».
Così Julio Sergio sul secondo gol:
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Viva la sincerità. Malesani è conosciuto per dire sempre quello che pensa, a costo di risultare antipatico e controcorrente. Ne è un fulgido esempio quella conferenza rilasciata in Grecia, alla guida del Panathinaikos. Alberto Malesani adesso è cambiato, si è tranquillizzato, se possibile, un po’ di più. Sa di essere su una panchina che può finalmente consacrarlo tra gli allenatori di squadre medioalte, dopo una vita passata a salvare squadre date per spacciate.
Ma è subito chiaro alla vigilia dell’esordio contro l’Atalanta: «Io non cerco di fare magie».
Così il tecnico del Genoa sugli avversari:
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