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Il 15 ottobre sarà il primo giorno di un grande evento classico, che si terrà in Lombardia, partirà da palazzo Lombardia a Milano la 105esima edizione di ciclismo.
Presentata dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, c’erano all’appuntamento anche il vicedirettore di Rai Sport, il sindaco di Lecco, Virginio Brivio, che vedrà impegnata la propria cittadina per attendere l’arrivo del giro de “Il Lombardia”. La corsa sarà lunga 241 km, con cinque salite tra cui la Madonna del Ghisallo e quella di Villa Vergano. Dopo il via, che avverrà il 15 ottobre da Milano, il chilometro zero, avverrà a Cormano, Milano. Mentre l’arrivo è previsto nei pressi del lungo Lario Isonzo a Lecco. Ogni squadra avrà i suoi otto corridori e le squadre saranno venticinque. Ci sono tanti campioni che parteciperanno, tra questi spiccano i nomi di Philippe Gilbert, che ha vinto le ultime due edizioni, e Joaquin Rodriguez e poi Ivan Basso, Vincenzo Nibali e Filippo Pozzato.
Continua a leggere: Ciclismo: il 15 ottobre comincia la 105esima edizione de “Il Lombardia”
Christopher Sutton ha vinto la seconda tappa della corsa spagnola ed ha sconfitto Reyner e Marcel Kittel.
L’australiano è del team Sky, ha vinto la seconda tappa, da la Nucia playa de Orihuela, lunga 174 Km, sesto è arrivato Daniele Bennati, settimo Enrico Gasparotto e ottavo Luca Paolini. Seguirà domani la terza tappa, Petre-Totana lunga 163 Km. La temperatura è stata di circa 40 gradi, e quindi il caldo ha contribuito ad appesantire la gara, vari i tentativi di lanci delle borracce piene d’acqua per raggiungere il viso dei corridori stessi. Quattro fuggitivi dapprima in testa, che poi a 39 km dall’arrivo conservano un buon margine di vantaggio, quasi 1’55”.
A 31 km dall’arrivo, Adam Hansen stacca il suo compagno di fuga e prova l’attacco in solitaria. A due km dall’arrivo in Continua a leggere: Ciclismo: Bennati maglia rossa, Sutton vince
Ventesima tappa del Tour, l’australiano Cadel Evans a 34 anni vince il Tour!
Ha conquistato la maglia gialla, tra Evans e Andy Schleck, c’era la distanza di soli 57 secondi, e Cadel si piazza secondo a 7 secondi da Tony Martin, mentre Schleck arriva solo sedicesimo.
Cadel Evans dedica la vittoria al suo preparatore, scomparso da poco, Aldo Sassi. Il successo ottenuto è anche merito di Sassi, che ha creduto nell’atleta da sempre.
Soddisfatto della sua prova, sia degli ultimi 15 Km, sia del suo andamento in salita, ringrazia la squadra per averlo supportato.
Continua a leggere: Tour de France: Evans conquista la maglia gialla

Cadel Evans ha vinto la quarta tappa del Tour de France, che è partita da Lorient e arrivava fino a Mur de Bretagne.
Al fotofinish viene premiato l’australiano della Bmc, dopo un testa a testa tra Alberto Contador, re spagnolo del ciclismo, e Cadel Evans, appunto! Con lo strappo finale Mur de Bretagne , 2,2 km al 6,9 % di media.
Delude Philippe Gilbert, terzo arriva Vinokourov, e Gilbert si posiziona solo quinto.
Continua a leggere: Ciclismo:quarta tappa del Tour de France
Con la 96esima edizione della Liegi-Bastogne-Liegi si chiude domenica il trittico delle Ardenne. La Doyenne, che tradotto dal francese significa la “Decana”, è la più antica delle Classiche con la “sua prima volta” datata addirittura 1892. Si abbandona il pavé per quella che è l’ultima delle Classiche monumento prima dei grandi Giri (d’Italia e Tour de France): vincerà, come spesso accade da queste parti, il corridore più completo; quello che saprà meglio dosarsi e muoversi nel momento giusto della corsa.
IL TRACCIATO: LA REDOUTE FA PAURA – Saranno 298 i km che dovranno percorrere corridori che nella prima parte arriveranno a Bastogne, vicino al Lussemburgo, per poi tornare verso Liegi. Le Cote da affrontare saranno dieci, otto negli ultimi 100 km con cinque da “sfidare” negli ultimi 50. La mitica Redoute sarà al km 223, 2300 metri al 7% di pendenza media con punte addirittura del 22. Da lì all’arrivo mancheranno ancora 35 km, e due Cote, la Roccia dei Falchi e il St Nicolas, un km all’11% che rischia di rimanere nelle gambe dei corridori nel finale di corsa. Sei km più tardi, il rettilineo finale di Ans, 1000 metri in leggera salita che sembrano non finire mai.
GLI ULTIMI VINCITORI – Chi vincerà succederà nell’albo d’oro della corsa ad Andy Schleck, uno che alla Freccia Vallone di mercoledì scorso, a detta sua, ha voluto semplicemente testare la gamba perchè “il vero obiettivo è domenica”. Di Bernard Hinault il successo in una delle edizione più incredibili di sempre; 1980, era il 20 aprile quando il corridore francese trionfò sotto una pazzesca bufera di neve. Il “più Grande”, l’inarrivabile a detta di molti, il Cannibale del ciclismo l’ha vinta cinque volte: stiamo parlando ovviamente di Eddy Merckx, l’atleta che più di ogni altro rappresenta la competezza fatta a corridore. Ma anche l’Italia, dodici vittorie (il battesimo con Preziosi nel 1965), ha i suoi alfieri: Moreno Argentin, quattro affermazione su queste strade, è stato perfino soprannominato il Duca delle Ardenne. Di Luca, nel 2007, l’ultimo azzurro a fare sua questa corsa: prima di lui anche Bartoli, Bettini e Rebellin. Per quanto riguarda i belgi padroni di casa, il successo manca ormai da 11 anni (l’ultimo firmato dallo scomparso Vandenbroucke). Negli anni recenti spiccano, infine, i successi di Valverde, due volte, e Vinokourov.
I FAVORITI DELLA CORSA – Sono quattro, sostanzialmente: Cadel Evans, Philippe Gilbert, Alberto Contador ed Andy Schleck. L’australiano campione del Mondo ha una grande condizione ed è fresco vincitore della Freccia Vallone; il belga dell’Omega-Pharma Lotto si è imposto all’Amstel ma ha stentato alla Freccia, ma lui stesso ha spiegato che la Liegi è uno dei suoi grandi obiettivi. Poi ci sono Andy Schleck, che su queste strade ha vinto lo scorso anno e che ha una grande voglia di bissare quel successo, e Alberto Contador, che dopo il terzo posto alla Freccia vuole dimostrare di poter dire la sua anche nelle corse di un giorno. Occhio anche a Valverde, che la Liegi l’ha già vinta due volte, e a tutta la banda di spagnoli che lui guida alla conquista della Decana. Tra gli italiani le aspettative maggiori sono riposte in Nibali e Cunego, con il veronese della Lampre che spera di regalare all’Italia un successo in una Classica che manca dal Lombardia 2008. Una vittoria firmata proprio Damiano Cunego…
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Le mani sul caschetto, poi le dita che segnano con orgoglio la schiena e la maglia rossocrociata di campione elvetico, quindi il pugno al cielo a mostrare una soddisfazione tenuta nascosta per quasi cinquanta chilometri: una misura che Fabian Cancellara, vincitore della Parigi-Roubaix 2010, percorre interamente da solo, con un passo da cronometro sul pavé della terza Classica del Nord. Nessuno gli sta dietro; nessuno quasi si azzarda a farlo…
La parte centrale della corsa è un continuo punzecchiarsi da parte dei due grandi favoriti di giornata, Cancellara (ovviamente) e Tom Boonen: il campione del Belgio, semplicemente ferito al Giro delle Fiandre dove ha chiuso al secondo posto, è “colpito a morte” in occasione della sua Roubaix, una corsa che il campione del Belgio ha già vinto tre volte, le ultime due di fila, e che nell’edizione numero 108 avrebbe tanto voluto centrare lo storico poker.
Siamo a circa 50 km dall’arrivo quando Cancellara decide di andarsene da solo, evidentemente stanco delle continue accelerazioni in testa al gruppo che servono solo a spezzare il ritmo della corsa. “Meglio da solo”, deve aver pensato Spartacus, che ha preso e se ne è andato in solitaria. Presa la testa della corsa, il diretto di Berna non l’ha più mollata: Boonen, accortosi che quello era il momento chiave della corsa, ha provato a seguirlo, ma ormai lo svizzero era partito verso il suo secondo successo alla Parigi-Roubaix.
Un vantaggio che aumenta sempre più e la sensazione sempre più netta che le sue gambe siano pistoni rivestiti di carne umana danno la dimensione della classe di questo corridore che entra nel velomodro da campione, saluta e riceve applausi, quindi taglia il traguardo e si accascia sulla sua bicicletta. Ah, ma allora è stacco: beh, questa è una bella consolazione. Pensavamo fosse un cyborg…
Secondo è il velocista della Cervelo, Thor Hushovd, che batte nello sprint degli umani l’argentino Flecha (che lo applaude polemico perchè il norvegese non ha mai tirato…). Quinto è Boonen, il vero sconfitto di giornata, mentre Filippo Pozzato, il migliore degli italiani, chiude in settima posizione la corsa che lo scorso anno lo aveva visto secondo alle spalle proprio di Boonen. Comunque un buon risultato se si pensa che il campione azzurro non era stato bene durante la scorsa settimana e che, proprio per questo aveva dovuto saltare il Giro delle Fiandre.
Doveva essere un duello tra titani, dove i due titani, grandissimi favoriti della vigilia, erano il fiammingo Boonen e lo svizzero Cancellara. Il duello si è consumato, sulla vetta di quel Muro di Grammont che è il simbolo di questa meravigliosa corsa, il Giro delle Fiandre. Un duello dal quale esce con le ossa rotte Boonen e che incorona invece Fabian Cancellara quale Gigante delle Fiandre. Una Ronde che Spartacus ha vinto alla sua gladiatoria maniera. Demolendo avversari e strada, prima di presentarsi all’arrivo in beata solitudine. 87 anni dopo Suter uno svizzero torna dunque nell’Albo d’oro della corsa più amata dai fiamminghi. Nella quale dunque Boonen ha patito una delle più cocenti, in carriera, sconfitte.
FUGA A 8 PRIMA CHE SCOPPI LA BAGARRE – La fuga a 8 che vede tra i suoi animatori anche un italiano, Michele Merlo, si spegne naturalmente quando sono stati percorsi 200 km e poco più di 60 ne mancano al traguardo di Meerbeke. Sul Kwaremont e ancor più sul Koppenberg ci sono state, poco prima, le prime scremature e i primi ritiri. Compreso quello di Bennati, afflitto da dolori al tendine d’Achille. La Saxo Bank ha saggiato, con un guizzo di Breschel sul Paterberg e Cancellara bello al coperto, la condizione di Boonen, sulla carta il grande favorito della vigilia, assieme a Cancellara. Il responso è che Boonen, in un attimo sulla ruota di Breschel, sta alla grande.
CANCELLARA TRASCINA CON SE BOONEN – Sta alla grande anche Cancellara, però. Lo aveva detto senza falsa modestia nelle tesissime ore della vigilia e lo si capisce in maniera equivocabile sul Molenberg, dalla sua cima al traguardo altri 45 km. E’ lì che Cancellara apre il gas alla sua maniera e il solo Boonen resiste al forcing, mentre il plotone dei primi inseguitori vede al suo interno anche un pimpante Armstrong, affacciatosi poco prima, su un drittone in pavè, in testa al gruppo. Soli soletti là davanti, i due titani della vigilia, Boonen e Cancellara, si guardano un attimo. E in un attimo trovano l’intesa. Spinge un pò lo svizzero e un pò il fiammingo, in 10 km, quando prima di Meerbeke ce ne sono ancora 35, il vantaggio del duo di testa è di 26 secondi. Millar si getta da solo all’inseguimento, piombano su di lui anche Gilbert ed Hoogerland, dopo una saettata del vallone sul Berendries (- 33 km). Ma è tardi, perchè quando i km percorsi sono 235 (27 alla fine) il vantaggio dei due titani è salito a 52″ sui 3 che inseguono e a 1’10″ sul successivo gruppo (comprendente anche Oss, Quinziato e Ballan). In cima Berendries, prima della sequenza regina Grammont-Bosberg sono 54 i secondi di ritardo per Millar,Gilbert ed Hoogerland, a 1’17″ quelli più dietro.
MURO DI GRAMMONT, SPARTACUS DEMOLISCE IL TORNADO – Sul Muro di Grammont, ai piedi del ripido finale, si decide il 94o Giro delle Fiandre. Boonen è appena passato in testa, quando alla sua sinistra, senza neppure alzarsi sui pedali, cambia marcia Cancellara. Che fa il vuoto proprio prima della Chiesetta, letteralmente togliendosi Boonen di ruota. Il fiammingo si ingobbisce, si pianta. Lo svizzerone fila via come una moto. E dopo 15 km di splendido assolo, divorando anche l’ultimo ostacolo, il Bosberg, Spartacus Cancellara si presenta tutto solo sulla retta finale di Meerbeke. Vince così il suo primo Giro delle Fiandre, che aggiunge, in bacheca, alla Sanremo (2008) e alla Roubaix (2006). Senza dimenticare i 3 titoli di campione del mondo della cronometro.
2o a Meerbeke, con un ritardo di 1’14″ è il grande battuto, Boonen. Gilbert vince su Leukemans la volata per il gradino più basso del podio (ritardo di 2’11″). Farrar regola il gruppetto poco più dietro. In un Fiandre avaro di soddisfazioni ed emozioni per gli italiani. Il migliore è stato Oss, 28mo e unico dei nostri del gruppo Farrar. 35mo a 2’48 Ballan.
ARMSTRONG PIU’ CHE SUFFICIENTE – Ha chiuso al 27mo posto il vecchio Lance, che del Fiandre 2010 non è stato un semplice spettatore in corsa. Lo abbiamo visto prima restare agganciato al gruppo dei migliori, a bagarre iniziata. E quindi affacciarsi in testa, in un tratto di pavè a 50 km dall’arrivo. Sta meglio di un anno fa, considerando lo stesso periodo. E ha onorato l’impegno. E’ stato bravo, secondo noi più che sufficiente, il vecchio Lance.

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