Archivio per aprile, 2010
Coppa Italia: Roma in finale
Sarà ancora una volta un affare tra Roma e Inter la finale di Coppa Italia. I giallorossi, forti del 2-0 dell’andata, escono sconfitti per 1-0 dal Friuli dopo un assalto di novanta minuti dell’Udinese, ma staccano comunque il pass per la finale del 5 maggio all’Olimpico. Bianconeri più vivi, grazie a Sanchez e Di Natale, autori di decine di potenziali occasioni da rete con J. Sergio però battuto solo dal cileno nel finale. Palo di Inler all’88′.
Per la quinta volta negli ultimi sei anni, sarà ancora un affare tra Roma e Inter la conquista della Coppa Italia. I giallorossi, forti della vittoria per 2-0 conquistata all’andata, sono scesi in campo al Friuli con un atteggiamento difensivo che alla fine ha premiato, con molta – o forse troppa – fatica. All’Udinese invece non è bastata una gara di grande sacrificio per raggiungere la finalissima dell’Olimpico. La rete di Sanchez, al 36′ della ripresa, è risultata essere un’effimera illusione in una partita giocata dai bianconeri ad altissimo livello e ad ancor più alto ritmo.
I friulani pagano – oltremisura – l’imprecisione sottoporta dei suoi attaccanti, bravi a muoversi su tutto il fronte d’attacco facendo impazzire la linea difensiva giallorossa, ma poco lucidi in fase di conclusione con numerose azioni da rete gettate al vento per un soffio. Nell’eliminazione c’è anche spazio per le polemiche della squadra di Marino nei confronti dell’arbitraggio di Banti, reo di non aver concesso un rigore a Sanchez nel secondo tempo e di aver perso di mano un po’ la gara nel finale. Il rammarico più grande però rimane il palo colpito da Inler a due minuti dal termine col pallone che è rimbalzato sulla schiena di Julio Sergio prima di terminare in calcio d’angolo.
Segni del destino o meno, dopo il campionato anche la Coppa Italia diventa un affare interno a Roma e Inter che il cinque maggio – data che non evoca bei ricordi legati all’Olimpico per i nerazzurri – si sfideranno per aggiungere l’ennesimo trofeo degli ultimi anni alle rispettive bacheche. Per l’Udinese rimangono solo gli applausi del proprio pubblico, che non regalano l’Europa o la finale, ma in una stagione così travagliata son sempre meglio di niente.
LeBron James si carica sulle spalle Cleveland, trascinandola al successo anche in gara 2 contro Chicago. Nella Quicken Loans Arena i Cavaliers si impongono dunque per 112-102 e allungano nella serie del primo turno playoff della Eastern Conference nel campionato Nba (al meglio dei sette incontri).
Non è stato un match a senso unico, perchè i Bulls sono rimasti a contatto per tutti i 48 minuti, contrapponendosi agli avversari con un gioco più fisico ed efficace rispetto alla gara d’esordio della serie, rendendo questa sfida ricca di emozioni. Ma a fare la differenza ci ha pensato la stella della franchigia dell’Ohio (“LeBron ha segnato alcuni canestri davvero incredibili”, ha dovuto ammettere persino Joakim Noah, acerrimo nemico di Cleveland). Dopo aver dominato per i primi tre quarti (ed essere stato autore di una schiacciata roboante su James Johnson durante nel primo periodo), ‘King’ James ha creato il divario che ha sancito la vittoria dei Cavs nell’ultima frazione, grazie ai suoi 15 punti nel quarto di cui 11 consecutivi. La sua grande serata si quantifica in 40 punti (16/23 dal campo), 8 rimbalzi e altrettanti assist, mentre tra i compagni Antawn Jamison ha finito il match con 14 punti e 4 rimbalzi, con O’Neal, forza dominante in gara 1, a segnare 8 punti in soli 15 minuti sul parquet. Per i Bulls il migliore è¨ stato Noah, che ha realizzato 25 punti e raccolto 13 rimbalzi, mentre Derrick Rose ha prodotto 23 punti e distribuito 8 assist.
La terza partita si giocherà giovedì allo United Center di Chicago, dove il pubblico amico potrà dare una mano ai padroni di casa.
Attaccare, sfidare l’avversario senza mollare un centimetro, togliere il respiro a Leo Messi. Il copione per fermare il Barcellona è recitato alla perfezione, e l’Inter vive una notte da urlo, sicuramente la migliore della sua stagione. Al Meazza finisce 3-1: in molte circostanze il risultato sarebbe un salvacondotto sufficiente per la finale di Madrid, considerando il livello degli avversari, meglio andarci cauti. Va però detto che, comunque vada, ormai il salto di qualità dell’Inter europea è definitivo: altre versioni dell’Inter si sarebbero dissolte una volta in svantaggio, questa si è rimboccata le maniche mettendo a nudo le note crepe nella difesa catalana.
MOU E PEP SPREGIUDICATI - Mourinho smentisce le previsioni che lo vorrebbero più prudente al cospetto dei fini palleggiatori catalani: tridente offensivo più Sneijder a sostegno, niente avanzamento per Maicon, sempre laterale basso di destra. Guardiola non è uno che si preoccupa degli altri: nessun rinforzo in copertura della fascia sinistra (Puyol c’è, ma va al centro), dove gioca il propositivo Maxwell.
LA MOSSA MAXWELL - Una scelta azzeccata dal buon Pep. All’insegna del motto ‘la migliore difesa è l’attacco’, Maxwell crea i maggiori problemi alla difesa interista con le sue discese. Ibrahimovic non sfrutta un suo invito, Pedro invece si fa trovare puntuale: il suo sinistro rasoterra fredda Julio Cesar. E’ l’epilogo di una prima fase in cui l’Inter, capace comunque di rendersi pericolosa un paio di volte, soffre la personalità dei campioni in carica.
PRESSIONE INTER - Situazione che si modifica appena la squadra di Mourinho pratica un pressing a tutto campo. Da citare soprattutto Pandev, che limita moltissimo le scorribande in fascia di Dani Alves, e Sneijder, sempre puntuale negli inserimenti. Se attaccata, la difesa blaugrana mostra dei limiti. Milito non inquadra la porta da una posizione a lui congeniale, poi si fa perdonare offrendo a Sneijder, freddo da pochi passi, la palla del pari.
APOTEOSI INTER - Il primo quarto d’ora della ripresa è quello dell’apoteosi nerazzurra. Funzionano alla perfezione le verticalizzazioni, il pressing a centrocampo è furioso. I due gol che arrivano ne sono la sintesi. Pandev serve Milito, sul cui assist Maicon insacca da pochi passi. Thiago Motta ruba palla e serve Eto’o: il cross è per Sneijder, il colpo di testa dell’olandese è un invito a cui Milito non può dire di no per il tris. In mezzo si assiste ad un Julio Cesar ritrovato, decisivo su un tiro di Messi ed un colpo di testa ravvicinato di Busquets.
FINALE ROVENTE - Le mosse si susseguono. Stankovic (fuori Pandev) dà più sostanza alla mediana interista, mentre Guardiola mette Abidal (fuori lo spento Ibrahimovic) per dare più spinta a sinistra. Il finale è da battaglia. C’è più Barça: Julio Cesar salva su Messi e quando Piquè salta il portiere in uscita, ci pensa Lucio a salvare sulla linea. C’è anche spazio per la polemica. Sneijder entra su Daniel Alves, rischia il rigore ma lo spagnolo trova un giallo per simulazione. Nota dolente, uno screzio tra Balotelli (a dire il vero un po’ indolente il suo impatto) e il pubblico: un brutto gesto, la maglia gettata via, una macchia che comunque non riesce a rovinare la serata magica dell’Inter.
repubblica.it
Una discussione sedata subito tra i due piloti, che ha richiamato l’attenzione in primis del presidente Luca Cordero di Montezemolo, intrevenuto proprio per smentire qualsiasi battibecco tra i due alfieri della Rossa: “Tra Alonso e Massa non c’è nessun litigio, sanno bene quello che devono fare e continueranno a farlo perché sanno che corrono per la Ferrari e non per loro stessi” ha detto il numero uno della Ferrari.
Montezemolo ha immediatamente spento una miccia dannosan per l’equilibrio all’interno del team, in particolare in un delicato momento della stagione, dove la McLaren ha concretizzato i suoi sforzi e segnato un sorpasso ambito dal 2007 , proprio a scapito della scuderia emiliana.
Massa fa chiarezza – Il sorpasso non sarà certo piaciuto al brasiliano, che ha rischiato anche di restare impantanato nel terreno al lato della corsia di entrata ai box. Un punto che ad Hamilton costò un Mondiale, ma è stato lo stesso Massa a chierire che sulla sua affermazione (“Fernando deve spiegarmi”) c’è stato un grande equivoco: “C’é sempre qualcuno che vuole creare confusione – ha affermato il pilota brasiliano – fra me e Fernando la situazione è quella di sempre e non sarà certo un sorpasso a cambiarla. Se con Fernando ci siamo parlati? Certo, così come parliamo tutti i giorni quando siamo in pista. Sappiamo bene che cosa vuole la Ferrari da noi piloti e come dobbiamo comportarci in pista”.
“Ho già spiegato dopo la gara cosa è successo e credo che sia inutile farlo di nuovo, ma evidentemente c’è qualcuno che non vuole capire – ha poi aggiunto Massa aggiungendo – Se ho parlato con Fernando? Certo, proprio come si parla tutti i giorni quando siamo in pista. Entrambi sappiamo molto bene quello che Ferrari vuole da noi e che cosa dobbiamo fare in pista”.
Il parere di Alonso – “Sono sorpreso da ciò che mi è stato detto – ha poi detto Alonso intervenendo sulla questione -. L’ho già detto a Shanghai, questo episodio sta creando scalpore solo perché è accaduto tra due compagni di squadra. Se l’altra macchina fosse stata verde o grigia saremmo tutti ad esaltare la manovra invece perdiamo tempo a creare polemiche dove non esistono. Felipe ed io facciamo la nostra gara, sapendo che l’interesse della squadra viene prima del nostro. Non sono certo i duelli in pista che creano problemi all’interno di un team. Se poi qualcuno vuole fare del casino lo faccia pure, tanto non riuscirà a rovinare lo spirito di questa Ferrari”.
Il prsidente Montezemolo, intanto, già con la testa al prossimo appuntamento di Barcellona, ha ribadito che si lavora sostanzialemnte epr la squadra. E per far un paragone con la politica di ciò che ha affermato ha parlato dei contrasti nel Pdl tra Berlusconi e Fini e i litigi di Massa e Alonso, perché “tra Fini e Berlusconi non posso giudicare perché non ne so niente”, intendendo che in Ferrari si punta a vincere.
Sarà Foppapedretti Bergamo-MC-Carnaghi Villa Cortese la finalissima della Coppa Italia 2010 in svolgimento al 105 Stadium di Rimini, riempito oggi da quasi quattromila spettatori.
Con una prova maiuscola l’MC Carnaghi Villa Cortese ha strapazzato con un perentorio 3-0 nella seconda semifinale la Monte Schiavo Banca Marche Jesi e domani pomeriggio alle ore 16.00 contenderà alla formazione di Micelli il trofeo che assegna la coccarda tricolore e qualifica alla Champions League 2010/11.
Contro la Monte Schiavo Banca Marche Jesi, la squadra di Abbondanza ha disputato una gara praticamente perfetta: Aguero in grande evidenza, Secolo cinica in attacco e puntuale in copertura, sontuosa Cardullo, presente ovunque con giocate difensive di grande valore.
Le marchigiane sono apparse troppo rinunciatarie, poco lucide in attacco, dove Sokolova e Calloni si sono salvate dal naufragio generale. In difficoltà Dall’Igna, sostituita da Nesic nel corso della partita con Cerioni.
Nel primo set è l’MC Carnaghi a graffiare in attacco: Berg serve i palloni che scottano ad Aguero (17-11), mentre Secolo garantisce qualità anche in difesa. Proprio l’attaccante trevigiana si mette in luce con alcune giocate (20-13) che scaldano le mani degli oltre 500 supporters cortesini sugli spalti. La Monte Schiavo Banca Marche soffre il gioco spumeggiante di Berg e crolla sotto i colpi ancora di Secolo (23-16) e di Cruz, al set ball griffato da Aguero con un attacco di forza (25-18).
Nella seconda frazione è ancora la squadra di Abbondanza a premere sull’acceleratore (8-5), prima del ritorno di Jesi che si aggrappa alle giocate di Sokolova (12-11). Una doppia di Berg (13-13) rimette in gioco le marchigiane che escono dalla scena alla distanza sotto i colpi di una scatenata Aguero (15-13) e di Anzanello che mura Rinieri (16-13). Durisic si conferma di livello, fermando Negrini, mentre Calloni prova a tenere a galla la propria squadra (19-15). Dentro Tirozzi per Negrini, ma Villa Cortese non perdona e dopo una timida reazione di Jesi, vince la seconda frazione (25-20) sul regalo di Bown in battuta.
Monologo dell’MC Carnaghi Villa Cortese nel terzo set. Aguero e Cruz (12-9) tengono distanti le avversarie, che via via escono dalla scena. Una grande difesa di Cardullo manda a bersaglio Manu Secolo (17-13) ed è una cavalcata trionfale per la squadra di Abbondanza che chiude la partita sul 25-15 e domani sfiderà le campionesse d’Europa della Foppapedretti Bergamo nella finalissima della SEAT Coppa Italia A1 2009/10.
Questi i risultati delle semifinali giocate oggi al 105 Stadium di Rimini:
Scavolini Pesaro – Foppapedretti Bergamo 0-3 (21-25, 22-25, 16-25)
Mc-Carnaghi Villa Cortese – Monte Schiavo Banca Marche 3-0 (25-18, 25-20, 25-15)
I Blues di Ancelotti reagiscono con un sinistro di Drogba poco convinto al 19′. Ben più pericoloso è Pavlyuchenko che al 25′ con un gran destro da fuori costringe Cech ad alzare in angolo. Al 30′ Terry devia provvidenzialmente in angolo un tiro ravvicinato di Bentley ma l’arbitro non concede il corner. Al 33′ Obi Mikel deve uscire per un infortunio e lascia il posto a un Ballack inizialmente in panchina come Anelka. Ma è ancora il Tottenham pericoloso al 37′ con un colpo di testa di Kaboul parato da Cech. Un minuto più tardi Malouda segna ma è bravissimo il guardalinee a pescarlo in fuorigioco.
Al 44′ gli Spurs raddoppiano meritatamente con Bale che servito da Pavlyuchenko manda al bar Paulo Ferreira con le finte e trafigge di destro Cech sul primo palo. Quasi allo scadere del primo tempo Gomes respinge un destro al volo di Lampard. Ancelotti all’inizio della ripresa toglie Joe Cole e Paulo Ferreira e manda in campo Anelka e Ivanovic, il Chelsea ha finito i cambi ma Drogba ha un problema agli adduttori e va verso la panchina dicendo che non ce la fa, l’ivoriano deve continuare e il fastidio sembra passare. Al 50′ Defoe è solo davanti a Cech ma l’estremo difensore dei Blues gli devia il destro in angolo.
Al 54′ l’arbitro ne combina un’altra non vedendo un’entrata da espulsione di Lampard e ammonisce invece Deco che non c’entra nulla. Cech al 59′ contrariamente all’occasione del raddoppio non si fa sorprendere sul primo palo e devia in angolo in destro dell’incontenibile Pavlyuchenko. Lampard la scampa ma ci pensa John Terry a lasciare in dieci il Chelsea al 67′ facendosi ammonire per due volte in tre minuti. Al 68′ Zhirkov devia un cross del Tottenham dalla destra e Cech deve alzare in angolo perché la palla si stava infilando sotto la traversa. Il portiere degli ospiti si ripete al 74′ su un pallonetto di Bentley.
Vidic ha un sussulto al 77′ provando un destro fortissimo che finisce di poco alto. All’82′ è ancora Cech a dover salvare il risultato deviando in angolo un tiro di Bale. Subito dopo Dawson devia un destro di Drogba impedendogli di riaprire la partita. All’87′ Cech non può nulla sullesterno sinistro di Bale che però finisce fuori di un mignolo. Al 92′ Lampard accorcia le distanze in spaccata su cross dalla destra di Ivanovic, poi al 94′ Pavluchenko si divora il terzo gol vanificando un contropiede tre contro uno.
Al termine di una prestazione orribile il Chelsea viene battuto per 2-1 da un ottimo Tottenham ma mantiene ugualmente la testa della Premier League quando mancano tre giornate alla fine con un solo punto di vantaggio sul Manchester United mentre gli Spurs soffiano il quarto posto, che significa Champions League, al Manchester City, battuto nel primo pomeriggio nel derby dai Red Devils.
Inter, prendi appunti: così si ferma il grande Barca. Il piccolo Espanyol riesce infatti a frenare i cugini. I blaugrana sono forti, a volte marziani, ma non imbattibili. Questa la lezione del Cornellà El Prat, tutto dipinto di bianco e blu sugli spalti, per il divieto ai tifosi ospiti di accedere all’impianto. Nonostante i quasi 50 punti di differenza in classifica, i ‘pericos’ strappano un pari prezioso senza rubare nulla, anzi.
Agonismo, intensità, pressing continuo, buon controllo di palla e spinta sulle fasce: queste le armi che mandano in tilt un Barcellona al completo, ma forse distratto dalla Champions e dalle difficoltà logistiche di un prossimo viaggio in Italia reso ostico dalla nube vulcanica islandese. L’occasione più ghiotta del primo tempo capita sui piedi di Osvaldo, ex Bologna, la parata di Victor Valdes, con l’ausilio del palo, ha però del miracoloso.
E se la chances più grande creata dagli uomini di Guardiola è un cross sbagliato di Pedro, finito sulla traversa, allora è evidente che non sia proprio una gran giornata. Senza Iniesta, infortunato, e con il recuperato Ibrahimovic in campo solo per gli ultimi 10 minuti scarsi, il Barcellona si aggrappa alla fantasia e ai guizzi di Messi, meglio nella ripresa ma non irresistibile come altre volte. L’espulsione di Dani Alves poi complica le cose.
L’imbattibilità casalinga dell’Espanyol sale così a 10 turni. Pochettino, il tecnico, può esultare, un po’ meno Guardiola che comunque rimane in testa. Mourinho, come al solito, avrà preso appunti e chissà, forse, anche l’ispirazione.
Sportitalia




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