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Cadel Evans ha vinto la quarta tappa del Tour de France, che è partita da Lorient e arrivava fino a Mur de Bretagne.
Al fotofinish viene premiato l’australiano della Bmc, dopo un testa a testa tra Alberto Contador, re spagnolo del ciclismo, e Cadel Evans, appunto! Con lo strappo finale Mur de Bretagne , 2,2 km al 6,9 % di media.
Delude Philippe Gilbert, terzo arriva Vinokourov, e Gilbert si posiziona solo quinto.
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Con la 96esima edizione della Liegi-Bastogne-Liegi si chiude domenica il trittico delle Ardenne. La Doyenne, che tradotto dal francese significa la “Decana”, è la più antica delle Classiche con la “sua prima volta” datata addirittura 1892. Si abbandona il pavé per quella che è l’ultima delle Classiche monumento prima dei grandi Giri (d’Italia e Tour de France): vincerà, come spesso accade da queste parti, il corridore più completo; quello che saprà meglio dosarsi e muoversi nel momento giusto della corsa.
IL TRACCIATO: LA REDOUTE FA PAURA – Saranno 298 i km che dovranno percorrere corridori che nella prima parte arriveranno a Bastogne, vicino al Lussemburgo, per poi tornare verso Liegi. Le Cote da affrontare saranno dieci, otto negli ultimi 100 km con cinque da “sfidare” negli ultimi 50. La mitica Redoute sarà al km 223, 2300 metri al 7% di pendenza media con punte addirittura del 22. Da lì all’arrivo mancheranno ancora 35 km, e due Cote, la Roccia dei Falchi e il St Nicolas, un km all’11% che rischia di rimanere nelle gambe dei corridori nel finale di corsa. Sei km più tardi, il rettilineo finale di Ans, 1000 metri in leggera salita che sembrano non finire mai.
GLI ULTIMI VINCITORI – Chi vincerà succederà nell’albo d’oro della corsa ad Andy Schleck, uno che alla Freccia Vallone di mercoledì scorso, a detta sua, ha voluto semplicemente testare la gamba perchè “il vero obiettivo è domenica”. Di Bernard Hinault il successo in una delle edizione più incredibili di sempre; 1980, era il 20 aprile quando il corridore francese trionfò sotto una pazzesca bufera di neve. Il “più Grande”, l’inarrivabile a detta di molti, il Cannibale del ciclismo l’ha vinta cinque volte: stiamo parlando ovviamente di Eddy Merckx, l’atleta che più di ogni altro rappresenta la competezza fatta a corridore. Ma anche l’Italia, dodici vittorie (il battesimo con Preziosi nel 1965), ha i suoi alfieri: Moreno Argentin, quattro affermazione su queste strade, è stato perfino soprannominato il Duca delle Ardenne. Di Luca, nel 2007, l’ultimo azzurro a fare sua questa corsa: prima di lui anche Bartoli, Bettini e Rebellin. Per quanto riguarda i belgi padroni di casa, il successo manca ormai da 11 anni (l’ultimo firmato dallo scomparso Vandenbroucke). Negli anni recenti spiccano, infine, i successi di Valverde, due volte, e Vinokourov.
I FAVORITI DELLA CORSA – Sono quattro, sostanzialmente: Cadel Evans, Philippe Gilbert, Alberto Contador ed Andy Schleck. L’australiano campione del Mondo ha una grande condizione ed è fresco vincitore della Freccia Vallone; il belga dell’Omega-Pharma Lotto si è imposto all’Amstel ma ha stentato alla Freccia, ma lui stesso ha spiegato che la Liegi è uno dei suoi grandi obiettivi. Poi ci sono Andy Schleck, che su queste strade ha vinto lo scorso anno e che ha una grande voglia di bissare quel successo, e Alberto Contador, che dopo il terzo posto alla Freccia vuole dimostrare di poter dire la sua anche nelle corse di un giorno. Occhio anche a Valverde, che la Liegi l’ha già vinta due volte, e a tutta la banda di spagnoli che lui guida alla conquista della Decana. Tra gli italiani le aspettative maggiori sono riposte in Nibali e Cunego, con il veronese della Lampre che spera di regalare all’Italia un successo in una Classica che manca dal Lombardia 2008. Una vittoria firmata proprio Damiano Cunego…
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Doveva essere un duello tra titani, dove i due titani, grandissimi favoriti della vigilia, erano il fiammingo Boonen e lo svizzero Cancellara. Il duello si è consumato, sulla vetta di quel Muro di Grammont che è il simbolo di questa meravigliosa corsa, il Giro delle Fiandre. Un duello dal quale esce con le ossa rotte Boonen e che incorona invece Fabian Cancellara quale Gigante delle Fiandre. Una Ronde che Spartacus ha vinto alla sua gladiatoria maniera. Demolendo avversari e strada, prima di presentarsi all’arrivo in beata solitudine. 87 anni dopo Suter uno svizzero torna dunque nell’Albo d’oro della corsa più amata dai fiamminghi. Nella quale dunque Boonen ha patito una delle più cocenti, in carriera, sconfitte.
FUGA A 8 PRIMA CHE SCOPPI LA BAGARRE – La fuga a 8 che vede tra i suoi animatori anche un italiano, Michele Merlo, si spegne naturalmente quando sono stati percorsi 200 km e poco più di 60 ne mancano al traguardo di Meerbeke. Sul Kwaremont e ancor più sul Koppenberg ci sono state, poco prima, le prime scremature e i primi ritiri. Compreso quello di Bennati, afflitto da dolori al tendine d’Achille. La Saxo Bank ha saggiato, con un guizzo di Breschel sul Paterberg e Cancellara bello al coperto, la condizione di Boonen, sulla carta il grande favorito della vigilia, assieme a Cancellara. Il responso è che Boonen, in un attimo sulla ruota di Breschel, sta alla grande.
CANCELLARA TRASCINA CON SE BOONEN – Sta alla grande anche Cancellara, però. Lo aveva detto senza falsa modestia nelle tesissime ore della vigilia e lo si capisce in maniera equivocabile sul Molenberg, dalla sua cima al traguardo altri 45 km. E’ lì che Cancellara apre il gas alla sua maniera e il solo Boonen resiste al forcing, mentre il plotone dei primi inseguitori vede al suo interno anche un pimpante Armstrong, affacciatosi poco prima, su un drittone in pavè, in testa al gruppo. Soli soletti là davanti, i due titani della vigilia, Boonen e Cancellara, si guardano un attimo. E in un attimo trovano l’intesa. Spinge un pò lo svizzero e un pò il fiammingo, in 10 km, quando prima di Meerbeke ce ne sono ancora 35, il vantaggio del duo di testa è di 26 secondi. Millar si getta da solo all’inseguimento, piombano su di lui anche Gilbert ed Hoogerland, dopo una saettata del vallone sul Berendries (- 33 km). Ma è tardi, perchè quando i km percorsi sono 235 (27 alla fine) il vantaggio dei due titani è salito a 52″ sui 3 che inseguono e a 1’10″ sul successivo gruppo (comprendente anche Oss, Quinziato e Ballan). In cima Berendries, prima della sequenza regina Grammont-Bosberg sono 54 i secondi di ritardo per Millar,Gilbert ed Hoogerland, a 1’17″ quelli più dietro.
MURO DI GRAMMONT, SPARTACUS DEMOLISCE IL TORNADO – Sul Muro di Grammont, ai piedi del ripido finale, si decide il 94o Giro delle Fiandre. Boonen è appena passato in testa, quando alla sua sinistra, senza neppure alzarsi sui pedali, cambia marcia Cancellara. Che fa il vuoto proprio prima della Chiesetta, letteralmente togliendosi Boonen di ruota. Il fiammingo si ingobbisce, si pianta. Lo svizzerone fila via come una moto. E dopo 15 km di splendido assolo, divorando anche l’ultimo ostacolo, il Bosberg, Spartacus Cancellara si presenta tutto solo sulla retta finale di Meerbeke. Vince così il suo primo Giro delle Fiandre, che aggiunge, in bacheca, alla Sanremo (2008) e alla Roubaix (2006). Senza dimenticare i 3 titoli di campione del mondo della cronometro.
2o a Meerbeke, con un ritardo di 1’14″ è il grande battuto, Boonen. Gilbert vince su Leukemans la volata per il gradino più basso del podio (ritardo di 2’11″). Farrar regola il gruppetto poco più dietro. In un Fiandre avaro di soddisfazioni ed emozioni per gli italiani. Il migliore è stato Oss, 28mo e unico dei nostri del gruppo Farrar. 35mo a 2’48 Ballan.
ARMSTRONG PIU’ CHE SUFFICIENTE – Ha chiuso al 27mo posto il vecchio Lance, che del Fiandre 2010 non è stato un semplice spettatore in corsa. Lo abbiamo visto prima restare agganciato al gruppo dei migliori, a bagarre iniziata. E quindi affacciarsi in testa, in un tratto di pavè a 50 km dall’arrivo. Sta meglio di un anno fa, considerando lo stesso periodo. E ha onorato l’impegno. E’ stato bravo, secondo noi più che sufficiente, il vecchio Lance.
A RISCHIO IL TRIS DI MAGNI, MA LA CABALA CI AIUTA – Vincitore della corsa nelle sue ultime 2 edizioni, sempre per distacco, il fiammingo Stjin Devolder ha dunque la possibilità di mettere in bacheca il terzo Fiandre, consecutivo. Eguagliando il nostro Fiorenzo Magni, unico della storia ad aver realizzato questa autentica impresa (nel triennio 49-51). Aveva la stessa possibilità, nel Fiandre del 2007, anche Tom Boonen (reduce dai trionfi del 2005 e 2006). Anche quella ‘Ronde andava in scena, come sarà per la 94a, nel giorno di Pasqua. Ma ad imporsi, ad ergersi in difesa del primato di Magni, fu Alessandro Ballan.
CANCELLARA E BOONEN I DUE TITANI – “E così nervoso che da 2 settimana neppure la moglie può stargli vicino. Ecco perchè DEVOLDER vincerà ancora”. Così ha sentenziato un grandissimo del ciclismo belga, quel Freddy Maertens (campione del mondo nel 76 beffando Moser e nel 81 riservando lo stesso trattamento a Saronni) che è il ‘custode di lusso’, anche una sorta di cicerone del museo del Giro delle Fiandre, a Roselaare. In realtà Devolder rientra nella cosiddetta seconda fila della griglia pronostico. La prima fila è interamente occupata, dopo quanto accaduto al Gp di Harelbeke, da TOM, BOONEN e FABIAN CANCELLARA. Una sorta di battaglia campale tra Belgio e Svizzera, potrebbe svilupparsi così il 94o Giro delle Fiandre. Sia lo svizzerone che il fiammingo correranno con la maglia di campione nazionale. Boonen cerca il terzo Fiandre della carriera, Cancellara il primo. Un Fiandre che, mancante dal suo palmares, il cosiddetto Spartacus del pedale, sta puntando dall’inverno. “Ho la condizione che volevo, so che posso stare con Boonen sui Muri e poi staccarlo in pianura” ha detto lo svizzero, memore di come ha vinto il Gp Harelbeke (staccando, all’ultimo km, Boonen e Flecha).
LA MUTA DEI CACCIATORI – Tanti i pretendenti, non italiani, al Fiandre numero 94. A partire dallo spagnolo FLECHA che in assenza di Boasson sarà il grande faro del Team sky. Occhio al campione nazionale di Danimarca BRESCHEL, fregato da una foratura alla Gand-Wevelgem, dove aveva seminato il panico sul Kemmelberg, portando via la fuga giusta. DAVIS e IGLINSKY della Astana, GILBERT della Omega Pharma (3o alla Gand), FARRAR E MILLAR per la Garmin (il britannico, Millar, ha appena vinto la 3 Giorni di La Panne), HINCAPIE, HUSHOVD. Questi gli altri stranieri da non dimenticare, ricordando che al via c’è anche CAVENDISH, ma a fare il gregario (così ha detto) per EISEL, il fresco vincitore della Gand-Wevelgem. E ricordando che LANCE ARMSTRONG è arrivato nelle Fiandre (gara che non corre dal 2004) 2 giorni fa e da 2 giorni fa su è giù per Muri, Grammont non escluso.
LA CARICA DEGLI ITALIANI – La suona idealmente BALLAN, ultimo dei nostri ad imporsi in quel di Meerbeke. BENNATI, QUINZIATO e OSS le tre frecce di casa Liquigas. Il primo cercherà di stare coi migliori e piazzare lo spunto in volata. Il bolzanino, Quinziato, ha l’esperienza necessaria per provare il colpaccio. Il giovane trentino, DANIEL OSS, ha stupito tutti con il 5o posto alla Gand-Wevelgem e può quantomeno correre, anche all’assalto, non avendo nulla da perdere. Manca Pozzato causa febbre (che he fregato, in extremis, anche Bernucci). GASPAROTTO il friulano, ha la grinta e le gambe giuste per provare a dire la sua. Saranno 16 i corridori italiani al via
UNA RONDE PIU’ DURA CHE MAI – 262 i km da percorrere (erano 261.5 nel 2009), 15 i Muri da affrontare. Uno in meno rispetto al 2009, perchè è stato cancellato l’Eikenmolen, il cosiddetto Muro Devolder (che su quest’era ha gettato le basi dei suoi 2 trionfi. Eppure è un Fiandre più duro dei più recenti. Attorno al km 200 sono stati infatti inseriti nuovi e insidiosissimi (a sentire Boonen che li ha provati) settori di pavè, per circa 5 km, destinati a farsi successivamente sentire nelle gambe. Il Bosberg resta l’ultimo ostacolo, il Grammont (penultimo) resta il simbolo della corsa. Il Koppenberg suo primo snodo importante, per capire chi, a quel punto, sarà fuori dalla lotta per la vittoria. Una vittoria al Fiandre vale una carriera. E’ la 2a corsa monumento del calendario, il primo dei 2 monumenti del pavè. E’ soprattutto la Domenica Santa, e la Pasqua non c’entra molto, del ciclismo e del popolo fiammingo. Pronto come in ogni Ronde a riversarsi nelle strade, a balzellare tra i sentieri, per spostarsi da un Muro all’altro. E’ la corsa che ogni corridore fiammingo, pur di vincerla, si toglierebbe qualche anno di vita. Lunga vita dunque al Giro delle Fiandre, prima edizione nel 1913, primo dei nostri a vincerla Fiorenzo Magni. Bisogna rivincere per lui, nel nome del suo tris.
Gand-Wevelgem 2010
Domenica 28 marzo scattano le grandi classiche del nord, in Belgio è l’ora della Gand-Wevelgem 2010.
La gara si disputa dal 1934 ma solo dal 2005 è considerata una delle corse piu affasciananti, grazie anche all’ingresso nel circuito pro tour.
Nella storia sono stati sei i successi azzurri di cui la metà di Mario Cipollini(’92, ’93, ’02), mentre nelle ultime due edizioni si sono imposti Oscar Freire ed Edwald Boasson-Hagen.
Il percorso prevede 219km di gara con un finale piatto, ma nel corso degli ultimi anni la gara raramente si è risolta allo sprint, complice la salita del Kemmel, muro di 1km in pavè posto a 25km dalla fine.

Lo spagnolo Oscar Freire vince in volata per la terza volta la Milano-Sanremo dopo i trionfi del 2004 e del 2007, i battuti sono Boonen e Petacchi.
Dopo un chilometro di corsa evadono dal gruppo Diego Caccia, Aristide Ratti e Fabrice Piemontesi, i tre arriveranno ad avere un vantaggio massimo di 22 minuti a Pontecurone, 67 km di corsa. Prima del Turchino fora Cavendish ma rientra quasi subito, in cima, in mezzo alla pioggia e alla nebbia, il vantaggio si è ridotto a 12 minuti, nella discesa il gruppo si spezza in due tronconi in seguito a delle cadute, il primo a ritirarsi è Murilo Fisher per sospetta frattura della clavicola in seguito a una caduta dentro la galleria del Turchino.
I due plotoni in cui si è diviso il gruppo distano un minuto circa l’uno dall’altro, tra i ritardatari Cavendish, il vincitore dell’anno scorso, e Cunego. I tre battistrada vengono ripresi sulla salita delle Manie, poi rientrano da dietro anche Cavendish e Cunego. A poco più di 60 km dall’arrivo scatta il francese Bouet e rimane solo inseguito da sette-otto corridori dai quali si stacca l’ucraino Grabowskyy che riprende e lascia sul posto il battistrada sull’ultimo dei tre celeberrimi Capi, il Berta, dopo il quale il grosso è a poco più di 20 secondi. Scongiurato il rischio pioggia nel finale, a Imperia c’è perfino un pallido sole. Continua a leggere: A Sanremo Freire cala il tris
Niente da fare. Le speranze di Alejandro Valverde, corridore spagnolo sospeso dalle corse italiane per due anni dal Coni, si sono definitivamente spente in virtù della conferma della squalifica anche da parte del Tas di Losanna.
Il capitano della Caisse d’Epargne, che ha lottato fino all’ultima tappa con Alberto Contador per il successo alla Parigi-Nizza 2010, vede quindi respinto il ricorso presentato dai suoi legali contro la sentenza emessa dal Tribunale Nazionale Antidoping del Coni dell’11 maggio scorso con il quale veniva impedito al corridore di partecipare per due anni a qualsiasi competizione sportiva sul territorio italiano.
Il Tas di Losanna, oltre a dare ragione a Coni e Tna, ha anche inflitto a Valverde una multa pecuniaria di 10mila franchi svizzeri (circa 8mila euro), che il vincitore della Vuelta di Spagna 2009 dovrà versare al Comitato Olimpico Italiano a titolo di rimborso per le spese legali sostenute.
Il provvedimento, che nasce a causa del coinvolgimento di Valverde nell’Operacion Puerto, impedirà al corridore di prendere parte a corse italiane (o che anche solo toccheranno il suolo italiano) fino all’11 maggio 2011. E non è detto che l’inibizione non possa essere estesa anche a livello internazionale: da giovedì infatti, sempre a Losanna, si aprirà il procedimento voluto da Uci e Wada, che spingono perchè la sospensione sia estesa a tutto il mondo…

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