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Archivio per la tag 'Nazionale'

cesare prandelli italia conferenza stampa roma 282x300 CALCIOSCOMMESSE/ Prandelli duro: «Pietà? Nessuna: i soldi si guadagnano col sudore»Claudio Prandelli, uomo di classe e incredibilmente concreto, dal ritiro azzurro parla dello scandalo scommesse. Lo fa alla vigilia della partita con l’Estonia, sperando comunque di non deconcentrare i suoi. Lui però è il Commissario Tecnico dell’Italia: e quindi ci mette la faccia.

Queste le sue parole:

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cesare prandelli ct 300x199 CALCIOSCOMMESSE/ Disgusto dal ritiro della NazionaleL’Italia pallonara, fuori dal campo, continua a collezionare figuracce. Il calcioscommesse travolge nuovamente il calcio nostrano e i commenti di disgusto arrivano anche dal ritiro della Nazionale. Parlano giocatori e ct: le reazioni sono le stesse.

«Ci mancava solo questa» dice Prandelli. Gigi Riva è in particolare«addolorato per Beppe Signori, mi piange il cuore».

In azzurro c’è anche Andrea Pirlo, uno dei leader del gruppo: «Uno schifo! Una bella botta, ne abbiamo parlato fra di noi in mattinata». Dieci minuti prima pure Gigi Buffon, altro leader: «Finché non si sa qualcosa di più definitivo non è il caso di dare giudizi. Però, in questo momento proprio non ci voleva».

La colonia bianconera trova spazio anche con Matri:

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0101116140025233 20101116 300x201 ITALIA/ Balotelli arriva in ritiro allultimo minutoBalotelli ormai fa parlare di sé per quello che succede fuori dal campo piuttosto che sul tappeto verde. Ieri l’ex interista è arrivato a Coverciano, sede del ritiro azzurro, alle 12.29: ossia un minuto prima del termine ultimo comunicato ai giocatori per presentarsi. Questa volta polemica scongiurata. Ovvio, si tratta di pre-ritiro e difficilmente sarebbe esploso un caso nazionale. Ma la puntualità è sempre sinonimo di professionalità. Dieci minuti prima di lui si è presentato Cassano. Mancano all’appello i giocatori di Inter e Palermo, che si aggregheranno dopo la sfida di domenica, finale di Coppa Italia.

Quale lo scopo del pre-ritiro?

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“Il mio futuro? Il presidente federale Abete sa già che cosa farò dopo i Mondiali”, parola di Marcello Lippi. Se due più due fa quattro, tra le righe il nostro ct ha appena detto che dopo la rassegna sudafricana non sarà più sulla panchina azzurra. Perché uno come Lippi, che sa come compattare un gruppo, è consapevole che la cosa migliore per una squadra è quella di non porre incertezza sul futuro di un tecnico. Quindi, se davvero rimanesse ct, non avrebbe problemi a dircelo. La patata bollente passa nelle mani del presidente Figc. E la domanda è sempre una: chi scegliere per il post-Lippi?

CHI VUOLE UN CT FORTE – Quattro anni fa, Abete si trovò a dover affrontare lo stesso problema. Allora si scelse per il nuovo e lo si identificò con un tecnico emergente come Roberto Donadoni. L’esito non troppo positivo di quella gestione farebbe pensare alla necessità di una candidatura forte. Idea che però non semplifica la situazione. Perché se si sceglie per un tecnico forte, è logico pensare ai soliti noti. Gente che non solo ha il “curriculum vitae” all’altezza, ma che allo stato attuale ha anche il posto garantito da un contratto pluriennale. Carlo Ancelotti è in corsa per la Premier League con il Chelsea, Roberto Mancini sta costruendo un Manchester City competitivo con i soldi degli sceicchi e Luciano Spalletti legatosi per tre anni (e 4 milioni di euro a stagione) allo Zenit San Pietroburgo. Il non plus ultra è qui, se si considera che Fabio Capello andrà in pensione dopo la carica di ct inglese. Ma per schiodare i tre dai rispettivi posti di lavoro servirà qualcosa di speciale.

DUE VIE DI MEZZO POCO PERCORRIBILI – Un altro target è quello che punta il mirino su Cesare Prandelli e Claudio Ranieri. Due allenatori di sicuro rendimento, le cui pretese non sono però paragonabili a quelle di Ancelotti, Mancini e Spalletti. Il romanista, però, rimarrà tale comunque andrà la volata scudetto. E Prandelli, che sulla carta sarebbe il favorito per via del caos fiorentino, in realtà pare essersi già promesso alla Juventus. L’impressione è che qui ci sia poca trippa per gatti.

IL RISCHIO DEL DONADONI BIS - No, state tranquilli. Nessuno in Figc sta pensando di riportare il buon Roberto in Nazionale. Ma è logico che, in una situazione del genere, il rischio di doversi avventurare per una strada più rischiosa, puntando quindi su una scommessa, ci sia tutto. Il primo nome che viene in mente è Massimiliano Allegri, eccezionale tra Sassuolo e Cagliari, ma pur sempre un allenatore privo di esperienza con grandi squadre. Su di lui ha messo gli occhi la Fiorentina, ma non direbbe no alla Nazionale, lasciando il posto in Viola a Bisoli. “E’ normale che in questo periodo dell’anno escano tante voci sul futuro di noi allenatori – ha ironizzato l’attuale mister del Cagliari – ma a me vien solo da sorridere”. Non ne ha tutti i torti. La sua candidatura c’è, però sarebbe forse il caso di salvaguardarla per il futuro evitando che si possa bruciare subito. Un po’ come accaduto alla Juventus con Ciro Ferrara. Uno che si è chiamato fuori dai giochi con qualche mese sciagurato in bianconero. In calo anche le quotazioni di Gianfranco Zola e Pierluigi Casiraghi, in buoni rapporti con Albertini ma non in “forma smagliante”.

USATO SICURO? ANCHE NO – Categoria traghettatore et similia. Gente buona per tutte le occasioni, ma soprattutto in attesa di tempi (e ct) migliori. Allenatori d’esperienza però privi di appeal. Il pensiero va direttamente ad Alberto Zaccheroni, che a giugno sarà libero, e in secondo luogo a vecchie volpi come Gigi Delneri e Francesco Guidolin. Insomma, si passa dall’ipotetico alla fantascienza. Meglio lasciar perdere.

E’ TUTTA UNA QUESTIONE DI TEMPO – Il nocciolo della questione è tutto qui: siamo solamente a fine marzo. Quindi è il caso di aspettare, perché questo è il momento in cui i grandi club si muovono per primi, valutando il futuro dei propri tesserati in base ai risultati ottenuti. E, allora, è logico pensare anche che posizioni attualmente stabili divengano d’improvviso precarie. Volete un nome? Ancelotti. Prima dell’eliminazione in Champions League sembrava sicuro di un posto a vita alla corte di Abramovich. Ora, invece, dovrà per forza portare a casa un titolo di Premier League nel testa a testa con il Manchester United di Ferguson. Non la più semplice delle imprese. E non è nemmeno detto che Mancini e Spalletti siano immuni da simili destini. Perché riavvolgendo il nastro ci si accorge di tante sfumature. Nel settembre scorso due come Ranieri e Mancini erano liberi, prima di dicembre anche Spalletti. E se il post-Lippi si fosse deciso allora, lo scenario sarebbe stato molto diverso da quello attuale. Vedremo che situazione troveremo a giugno. Poi faremo i conti. Magari con Carletto, grande amico di Demetrio Albertini, vice di Abete sul quale ricadde la scelta del primo post-Lippi.

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